A cura di Daria Guidetti
Starlink, la costellazione satellitare di SpaceX, ha annunciato una importante riconfigurazione operativa della propria flotta per aumentare la sicurezza spaziale in un contesto di crescente congestione orbitale e di avvicinamento al minimo del ciclo solare, migliorando al contempo le prestazioni del servizio e la gestione di una costellazione destinata a crescere ulteriormente.
Starlink è una costellazione di satelliti in orbita terrestre bassa per fornire accesso a internet a banda larga e bassa latenza a livello globale, anche in aree remote o poco servite dalle reti terrestri.
Nel 2026, circa 4.400 satelliti Starlink attualmente operativi a circa 550 km di quota verranno gradualmente abbassati a circa 480 km di altezza orbitale, in stretta coordinazione con altri operatori, regolatori e lo United States Space Command.
Un aspetto centrale della decisione riguarda i tempi di rientro atmosferico in caso di guasto o fine vita dei satelliti. A quote più elevate, un satellite non più controllabile può rimanere in orbita per diversi anni prima di rientrare naturalmente nell’atmosfera; abbassando l’orbita, il decadimento orbitale avviene più rapidamente, limitando la permanenza di oggetti inutilizzabili nello spazio e riducendo il rischio che diventino detriti a lungo termine.
Questa scelta operativa è particolarmente rilevante anche alla luce dell’andamento del ciclo di attività del Sole: Il Sole attraversa infatti cicli di attività di circa 11 anni, alternando fasi di massimo, caratterizzate da maggiore emissione di radiazione e particelle, e fasi di minimo, in cui tali attività si riduce sensibilmente.
Le indicazioni attuali suggeriscono che l’attuale Ciclo Solare 25 abbia raggiunto il suo massimo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025; attualmente il Sole si trova quindi nella fase che conduce gradualmente verso il minimo solare, atteso per il 2030. In questa fase, la diminuzione dell’attività solare comporta una riduzione della densità dell’alta atmosfera terrestre, con l’effetto di rallentare il decadimento orbitale naturale dei satelliti in orbita bassa.
In questo contesto, mantenere satelliti a quote inferiori diventa particolarmente efficace: Starlink stima che, durante il minimo solare, l’abbassamento dell’orbita possa ridurre drasticamente i tempi di rientro dei satelliti non più controllabili, trasformando permanenze di anni in tempi dell’ordine di pochi mesi.
Oltre alla questione dei tempi di rientro, orbitare a quote più basse in un periodo prossimo al minimo solare comporta anche un rischio di collisioni inferiore, perché la fascia orbitale sotto i 500 km è attualmente meno congestionata da rifiuti spaziali e satelliti rispetto a quote superiori, riducendo così la probabilità aggregata di impatti con oggetti spaziali.
Starlink ha affermato che l’obiettivo di accorciare il tempo di decadimento di eventuali satelliti fuori controllo è un passo importante per una gestione più responsabile e sostenibile dell’orbita terrestre bassa.
Va però specificato che la decisione di abbassare l’altitudine operativa di una parte significativa della costellazione a circa 480 km non è legata esclusivamente a considerazioni di sicurezza spaziale, ma comporta anche benefici prestazionali.
Satelliti che operano a quote inferiori, infatti, riducono la distanza che il segnale deve percorrere tra spazio e superficie terrestre, con un effetto diretto sulla latenza delle comunicazioni, particolarmente rilevante per applicazioni sensibili ai tempi di risposta.
Inoltre, la riduzione dell’altitudine operativa contribuisce anche a rendere più gestibile l’espansione di una costellazione destinata a crescere ulteriormente, facilitando il ricambio dei satelliti e limitando l’accumulo a lungo termine di oggetti in orbita. La riconfigurazione orbitale annunciata da Starlink si inserisce infatti in una fase di crescita accelerata della costellazione.
Nel corso del 2025, SpaceX ha mantenuto un ritmo senza precedenti con il vettore Falcon 9, dedicando una parte significativa delle missioni al dispiegamento dei satelliti Starlink.
Le stime basate su tracker indipendenti indicano che nel solo 2025 sono stati immessi in orbita oltre 3.000 nuovi satelliti. Alla fine di dicembre 2025, risultano 9.347 satelliti Starlink operativi, un numero che rende Starlink la più grande costellazione satellitare attualmente in funzione a livello globale.
Per il 2026 non esiste ancora una cifra ufficiale comunicata dall’azienda; tuttavia, le proiezioni basate sull’attuale ritmo di lancio e sui piani annunciati suggeriscono che un numero comparabile di satelliti — dell’ordine di alcune migliaia — potrebbe essere lanciato anche nel prossimo anno.
Questa continuità operativa è coerente sia con la crescita della base utenti (nel corso del 2025 Starlink ha attivato oltre 4,6 milioni di nuovi clienti) sia con la necessità di sostituire progressivamente i satelliti più anziani, garantendo al tempo stesso una presenza stabile e una densità elevata della costellazione nelle orbite operative.