Allarme dei Lincei sulle mega-costellazioni satellitari

Su Sorvegliati Spaziali abbiamo spesso raccontato quanto lo Spazio orbitale attorno alla Terra sia un ambiente fragile e sempre più congestionato da satelliti operativi e rifiuti spaziali. A questa complessità si sta ora aggiungendo un nuovo elemento: le mega-costellazioni di satelliti per telecomunicazioni. Così, mentre l’orbita bassa si riempie, anche il cielo notturno cambia aspetto, attraversato da puntini luminosi che non appartengono all’Universo, ma alla tecnologia umana.

A lanciare un segnale di forte preoccupazione è ora l’Accademia Nazionale dei Lincei, una delle istituzioni scientifiche più autorevoli del Paese. Al centro dell’attenzione non c’è soltanto l’attuale presenza di migliaia di satelliti, ma soprattutto i progetti futuri, che prevedono un’espansione su scala senza precedenti. Alcune delle nuove proposte parlano infatti di costellazioni che potrebbero arrivare a centinaia di migliaia o addirittura oltre un milione di satelliti, aprendo uno scenario completamente nuovo per lo Spazio circumterrestre.

Secondo i Lincei, questa trasformazione non è neutra. Le conseguenze riguardano direttamente la ricerca scientifica, a partire dall’astronomia. I satelliti riflettono la luce del Sole e attraversano il campo visivo dei telescopi, lasciando tracce luminose nelle immagini ottiche, ma generano anche emissioni radio che possono interferire con le osservazioni dei radiotelescopi. Con numeri così elevati, questi effetti rischiano di diventare la norma, rendendo più difficile osservare oggetti deboli e lontani e introducendo un “rumore di fondo” crescente capace di nascondere segnali preziosi provenienti dal Cosmo.

Guarda le tracce ottiche lasciate dai satelliti Starlink il 17 aprile 2020. Crediti Umberto Genovese/Unione Astrofili Italiani.

Il risultato è un impatto che si estende a molte delle grandi infrastrutture osservative contemporanee: da progetti ottici come il Vera C. Rubin Observatory, progettato per mappare il cielo con una profondità senza precedenti, fino a quelli radio come il progetto SKA, pensato per rilevare segnali estremamente deboli. Si tratta di campagne osservative internazionali costruite in anni di lavoro e sostenute da investimenti enormi, ma che rappresentano solo una parte di un ecosistema scientifico molto più ampio, sempre più esposto agli effetti della crescente presenza di satelliti in orbita.

A questo si aggiunge un ulteriore aspetto, meno evidente ma altrettanto rilevante. I satelliti non si limitano a riflettere la luce o a emettere onde radio: assorbono radiazione solare e la dissipano sotto forma di calore. In configurazioni molto estese, come quelle previste per le nuove mega-costellazioni, questo potrebbe tradursi in una presenza diffusa di sorgenti che emettono anche nell’infrarosso, introducendo ulteriori disturbi per le osservazioni astronomiche in queste lunghezze d’onda.

In questo contesto si inserisce la riflessione di Marco Tavani, già presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e oggi membro dell’Accademia dei Lincei, che in un’intervista all’ANSA ha dichiarato:

«Se non si prenderanno precauzioni, il cielo notturno rischia di cambiare completamente: solo i satelliti sarebbero visibili, perché la loro luminosità sarebbe superiore a quella delle stelle. Da parte dell’Unione Astronomica Internazionale sono già in atto azioni con SpaceX per mitigare l’impatto dei satelliti e renderli sempre meno riflettenti. Avere costellazioni così grandi sembra un vantaggio, ma mette a rischio risorse che sono limitate. Per questo dobbiamo essere molto attenti».

Le preoccupazioni non si fermano all’impatto sulle osservazioni. Una presenza così massiccia di satelliti implica anche un aumento del rischio di collisioni e dell’ulteriore produzione di rifiuti spaziali, oltre a possibili effetti inquinanti sull’atmosfera terrestre dovuti ai continui lanci e rientri. Si tratta di aspetti ancora in parte poco conosciuti, ma che diventano sempre più rilevanti man mano che il numero di oggetti in orbita cresce.

Guarda la foto del gruppo di galassie NGC 5353/4 con sovraimpresse le scie lineari e luminose lasciate da oltre 25 satelliti Starlink mentre attraversavano il campo del telescopio. Crediti:Victoria Girgis/Lowell Observatory.

Il punto sollevato dai Lincei è quindi più ampio e riguarda il modo in cui l’umanità decide di utilizzare lo Spazio. Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie sono indubbie, a partire dalla connettività globale, ma richiedono una governance condivisa e una valutazione attenta degli impatti a lungo termine.

In gioco non c’è solo l’efficienza delle telecomunicazioni o la sicurezza delle infrastrutture spaziali, ma anche qualcosa di più profondo: il cielo come patrimonio culturale e scientifico. Un cielo che, per la prima volta nella storia, rischia di non essere più dominato dalle stelle, ma dalle tracce della nostra stessa presenza tecnologica.