L’asteroide Bennu è molto più fragile e poroso di quanto si pensasse. A rivelarlo è un nuovo studio pubblicato su Nature Communications e basato sui dati raccolti dalla missione OSIRIS-REx della NASA, che ha studiato da vicino la superficie e la struttura di questo asteroide near Earth.
Bennu è un asteroide di tipo carbonioso, ricco di materiali primitivi risalenti alle prime fasi di formazione del Sistema Solare e già noto per essere un “ammasso di macerie” (rubble pile), cioè un insieme di frammenti tenuti insieme da una debole gravità. Tuttavia, alcune sue proprietà continuavano a risultare difficili da interpretare. Proprio per questo è stato scelto come obiettivo della missione OSIRIS-REx, che nel 2023 ha riportato sulla Terra campioni della sua superficie.
Nel 2007, il Telescopio Spaziale Spitzer aveva misurato una bassa inerzia termica, tipica di superfici fini e sabbiose, che si riscaldano e si raffreddano rapidamente.
Ma quando OSIRIS-REx è arrivata su Bennu nel 2018, la realtà si è rivelata molto diversa: la superficie era dominata da grandi massi, che avrebbero dovuto trattenere il calore più a lungo, comportandosi come blocchi rocciosi compatti. Questo apparente contrasto tra osservazioni da Terra e dati in situ rappresentava un vero enigma.
Per risolverlo, il team guidato da Andrew Ryan (Università dell’Arizona) ha analizzato i campioni raccolti dalla missione utilizzando tecniche avanzate di laboratorio. Grazie alla tomografia computerizzata a raggi X, eseguita presso il NASA Johnson Space Center, i ricercatori hanno potuto ricostruire la struttura tridimensionale interna delle particelle senza danneggiarle.
Le analisi hanno rivelato che i massi non sono semplicemente porosi, ma attraversati da una fitta rete di crepe microscopiche.
Combinando questi dati con simulazioni numeriche del flusso di calore, condotte presso l’Università di Nagoya, in Giappone, hanno scoperto che la conducibilità termica delle rocce di Bennu è significativamente inferiore rispetto a materiali simili sulla Terra.
Queste fratture agirebbero come isolanti, impedendo al calore solare di penetrare in profondità nella roccia. Di conseguenza, solo lo strato più superficiale del masso si scalda, dissipando poi l’energia quasi istantaneamente appena l’asteroide entra in ombra, proprio come farebbe un materiale fine.
È questo il “pezzo mancante” che spiega perché Bennu, pur essendo ricoperto di grandi blocchi, mostri un comportamento termico simile a quello della sabbia.
Lo studio ha anche fornito indizi sull’origine di queste fratture. Alcune risalgono a miliardi di anni fa, quando Bennu faceva parte di un corpo progenitore più grande, attraversato da fluidi idrotermali. I minerali trovati oggi all’interno di quelle fessure, come magnetite e fosfati, sono i depositi lasciati proprio da quegli antichi fluidi idrotermali, testimoniando un passato geologico complesso prima che una collisione catastrofica riducesse il corpo originale in un ammasso di macerie. Altre si sarebbero formate più recentemente, a causa degli stress termici e degli impatti di micrometeoriti.
Queste proprietà influenzano anche il modo in cui Bennu risponde agli impatti: la struttura porosa e fratturata tende ad assorbire parte dell’energia, producendo crateri meno evidenti rispetto a quelli su corpi più compatti.
Inoltre, la superficie dell’asteroide è soggetta a continui rimescolamenti: nel tempo, i materiali possono muoversi e redistribuirsi, contribuendo a modificare l’aspetto della superficie e a cancellare parzialmente le tracce degli impatti più antichi.
I risultati dello studio sono rilevanti sotto diversi aspetti: permettono di collegare in modo diretto le osservazioni telescopiche con l’analisi di campioni reali, migliorando la nostra capacità di interpretare la natura degli asteroidi.
Hanno anche implicazioni pratiche: oggetti che da lontano sembrano composti da materiali fini potrebbero in realtà nascondere superfici estremamente irregolari e strutturalmente fragili — un aspetto cruciale per le future missioni di esplorazione e per le strategie di difesa planetaria.
[A cura di Daria Guidetti]
Fonte: “Low thermal inertia of carbonaceous asteroid Bennu driven by cracks observed in returned samples”, Nature Communications (2026).