Negli ultimi giorni il Sole appare insolitamente “uniforme”… almeno nelle lunghezze d’onda che mettono in evidenza i buchi coronali.
Nelle immagini nell’ultravioletto estremo, come quelle a 193 ångström (una particolare lunghezza d’onda della luce usata per osservare gli strati più esterni e caldi dell’atmosfera del Sole) riprese dallo strumento AIA a bordo del satellite solare della sonda Solar Dynamics Observatory (NASA) dal 20 aprile — quando erano visibili due buchi coronali — non si osservano più strutture significative di questo tipo. Anche oggi, 29 aprile, queste regioni scure risultano assenti o molto deboli.
I buchi coronali sono regioni della corona solare — lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole — in cui il plasma è meno denso e leggermente più freddo rispetto alle aree circostanti. Per questo, nelle osservazioni in raggi X o ultravioletto estremo, appaiono più scuri, poiché in queste regioni il plasma è meno emittente.
La loro caratteristica principale è però magnetica: le linee di campo sono “aperte”, permettendo al plasma di sfuggire nello spazio interplanetario sotto forma di vento solare veloce, che può raggiungere velocità tra 600 e 800 km/s.
La presenza (o assenza) dei buchi coronali, come anche la loro estensione e posizione in latitudine, dipendono dalla fase del ciclo di attività solare. Durante il minimo di attività, o comunque nelle fasi più tranquille, tendono a concentrarsi verso i poli, o a diventare meno evidenti. Durante le fasi più attive, queste strutture possono comparire anche a latitudini più basse.
Questo fenomeno è legato alla configurazione del Campo magnetico solare, che ha una topologia generale dipolare al minimo di attività e toroidale localizzata al massimo di attività.
Il fatto che da diversi giorni non si osservino buchi coronali significativi indica una fase di transizione: il Sole si trova nella fase di discesa verso il minimo del suo ciclo di attività.
Quindi, in questa fase, mancano configurazioni di campo aperto estese tali da generare buchi coronali evidenti, mentre le macchie solari restano ben visibili.
[A cura di Mauro Messerotti]