Il bolide che illuminò la notte dei Grandi Laghi

Oggi, 16 gennaio 2026, ricorre l’anniversario di uno dei bolidi più spettacolari osservati negli ultimi anni.
La sera di otto anni fa alle ore 01:08 UTC, infatti, un oggetto estremamente luminoso ha attraversato il cielo sopra la regione dei Grandi Laghi, a cavallo tra Stati Uniti e Canada, ed è esploso in atmosfera sopra il Michigan, negli Stati Uniti, raggiungendo una magnitudine apparente stimata compresa tra –14 e –17, quindi superiore a quella della Luna piena, trasformando per pochi secondi la notte in giorno.

L’eccezionale luminosità del bolide, accompagnata da un forte boato e da vibrazioni del suolo registrate anche a grande distanza, ha permesso di documentare l’evento in modo particolarmente completo e di ricostruirne con grande precisione la dinamica.Il fenomeno è stato osservato da centinaia di persone tra Michigan, Ohio e Ontario ed è stato ripreso da videocamere automatiche e amatoriali attive in Nord America, con dati raccolti e centralizzati dall’American Meteor Society. L’evento è stato inoltre monitorato da una vasta rete di strumenti scientifici — satelliti, stazioni sismiche e sensori a infrasuoni — fornendo un insieme di osservazioni eccezionalmente ricco.

Guarda una foto del bolide che attraversa il cielo sopra il Michigan il 16 gennaio 2018. Crediti: Mike Austin.

Le analisi successive indicano che l’oggetto progenitore fosse un piccolo asteroide di circa uno o due metri di diametro, troppo piccolo per essere individuato dai programmi di sorveglianza prima dell’impatto e caratterizzato da una struttura fragile. Entrato nell’atmosfera terrestre a una velocità dell’ordine di 58.000 km/h, l’oggetto si è disintegrato a un’altitudine di circa 25 chilometri.

L’energia liberata dall’esplosione è stata stimata pari a 10 tonnellate di TNT. L’onda d’urto percepita al suolo è stata equivalente a un terremoto di magnitudo 2.0.

Radar meteorologici Doppler hanno rilevato la caduta di piccoli frammenti negli strati più bassi dell’atmosfera, successivamente recuperati in un’area limitata del Michigan. La traiettoria insolitamente ripida dell’oggetto (con un angolo di ingresso di soli 21 gradi rispetto alla verticale) ha probabilmente favorito la sopravvivenza di una piccola frazione del materiale.

Guarda la traiettoria del bolide, così come determinata dai resoconti dei testimoni oculari. Crediti: American Meteor Society.

Le ricerche sul campo, guidate dalle indicazioni fornite dai radar, hanno portato al recupero di circa una ventina di frammenti meteoritici nei giorni successivi all’evento, in un’area limitata nei pressi di Hamburg, nel Michigan, per una massa totale di 1 kg.
Il primo frammento è stato individuato sulla superficie ghiacciata del lago Strawberry dal cacciatore di meteoriti Robert Ward, mentre altri pezzi sono stati raccolti nelle immediate vicinanze. Parte del materiale recuperato è stata donata al Field Museum di Chicago per le analisi scientifiche.

I frammenti, completamente ricoperti da crosta di fusione, mostrano poca o nessuna alterazione terrestre, grazie al rapido recupero dalle superfici ghiacciate. I campioni sono stati successivamente classificati e catalogati ufficialmente come meteorite Hamburg, una condrite ordinaria di tipo H4, ed inseriti nel Meteoritical Bulletin Database, il catalogo internazionale di riferimento per i meteoriti riconosciuti.

Guarda la meteorite Hamburg recuperata sullo Strawberry Lake.Crediti: Field Museum di Chicago

La classificazione come condrite ordinaria H4 indica una roccia primitiva del Sistema Solare, ricca di piccoli granuli (“condrule”) formatisi nelle prime fasi della sua evoluzione. Il gruppo H segnala un contenuto relativamente elevato di ferro, distribuito in forma dispersa all’interno della roccia, mentre il grado petrologico 4 indica che il materiale ha subito un metamorfismo moderato sull’asteroide progenitore. 

Nel complesso, le evidenze suggeriscono che l’oggetto fosse un asteroide di tipo condritico ordinario, probabilmente strutturalmente debole, la cui natura fragile ha portato alla quasi completa disintegrazione in atmosfera. Non può tuttavia essere esclusa una composizione eterogenea, con porzioni di materiale più compatto immerse in una matrice più porosa o fratturata

Dal punto di vista della difesa planetaria, eventi come questo evidenziano una sfida cruciale: molti oggetti di dimensioni metriche sfuggono ai programmi di sorveglianza, ma possono comunque generare fenomeni energetici significativi una volta entrati in atmosfera. Studiare questi casi è fondamentale per migliorare i sistemi di monitoraggio e affinare le strategie di risposta basate sulla rapida interpretazione dei segnali osservativi.

[a cura di Daria Guidetti]