Pronti a puntare gli occhi al cielo? Ecco gli sciami di meteore principali del mese con indicazioni della loro visibilità e qualche curiosità.
Lo sciame meteorico principale del mese di maggio è quello delle Eta Aquaridi. Questa pioggia meteorica non è spettacolare come quella delle Leonidi, e peraltro non è visibile in orari favorevoli. Infatti, il massimo di visibilità avviene nelle ore precedenti all’alba, in quanto il radiante dello sciame (in prossimità della stella η Aquarii) sorge poche ore prima dell’alba, per risalire poi nelle ore successive.
L’altro sciame del mese, sebbene più debole, è quello delle Eta Liridi.
Bootidi di giugno
Periodo di attività: dal 26 giugno al 2 luglio
Picco di attività: 27 giugno
Caratteristiche: normalmente lo sciame è molto debole, ma occasionali picchi di attività producono cento o più meteore all’ora.
Il radiante si trova nella costellazione di Boote (ascensione retta 14h 56m, declinazione 48°).
I meteoroidi delle Bootidi di giugno entrano nell’atmosfera terrestre con una velocità di circa 18 km/s (poco meno di 65.000 km/h). Sono considerate meteore a bassa velocità una buona percentuale delle quali produce aumenti repentini della luminosità (flare).
Il 27 giugno 1998, gli osservatori del cielo settentrionale furono sorpresi quando improvvisamente iniziarono a piovere meteore dalla costellazione di Boote. Durante le 7 ore di scie luminose, gli osservatori hanno avvistato fino a 100 meteore all’ora. Non era la prima volta: simili sciami meteorici provenienti dalla costellazione di Boote erano stati registrati nel 1916, 1921 e 1927.
La fonte delle Bootidi di giugno è la cometa periodica 7P/Pons-Winnecke che orbita attorno al Sole con un periodo di 6,37 anni. La cometa segue un’orbita ellittica che la porta da un punto vicino all’orbita terrestre fino a poco oltre l’orbita di Giove. L’ultima volta che questa cometa ha raggiunto il perielio è stato il 30 gennaio 2015.
La coda della cometa appare evidentemente grumosa. Quando il nostro pianeta attraversa una zona densa del flusso di detriti lasciati dalla cometa lungo il suo percorso orbitale, si verifica uno sciame meteorico. Tuttavia, mentre l’attività di altri sciami meteorici è più probabile che si verifichi quando la cometa madre si trova in prossimità del perielio, non sembra esserci stata una correlazione simile per quanto riguarda le precedenti esplosioni delle Bootidi di giugno.
Il momento migliore per l’osservazione è prima dell’alba (intorno alle 3:00-5:00). La Luna nel periodo di massima attività è gibbosa calante, quindi potrebbe ridurre leggermente la visibilità, soprattutto dopo la mezzanotte.
Questa rubrica è a cura di Mario di Martino (associato INAF e membro del progetto PRISMA).
Gli sciami di meteore sono generati dall’intersezione di correnti di meteoroidi in orbita attorno al Sole con l’orbita della Terra. Queste correnti sono provocate dalla perdita nello spazio di polvere e detriti rocciosi da parte di comete e asteroidi e quando la Terra attraversa la corrente si verifica il fenomeno dello sciame di meteore. L’astronomo che capì per primo che fra sciami di meteore e comete c’era una stretta connessione fu Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1867, qualche anno dopo essere diventato direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera (Milano).
Quando i meteoroidi, che hanno dimensioni dell’ordine di un chicco di riso o poco più, entrano nell’atmosfera terrestre a velocità di diverse decine di km/s ad una quota di circa 100 km generano una piccola nube di plasma ad alta temperatura che li vaporizza in circa un secondo. Solo i meteoroidi un po’ più grandi possono durare qualche secondo.
Visto dal suolo il fenomeno si presenta come una scia luminosa che si muove rapidamente in cielo. La scia luminosa si chiama meteora, anche se popolarmente viene chiamata “stella cadente”, perché dà l’impressione che una stella si “stacchi” dalla sfera celeste e cada verso terra. In realtà è solo apparenza, infatti le stelle visibili a occhio nudo non cambiano di numero. In un anno sono visibili circa una decina di sciami maggiori, più una innumerevole quantità di sciami minori.
L’intensità di uno sciame è espressa dallo ZHR (il tasso orario zenitale), ovvero il numero di meteore visibili in un’ora in condizioni ideali (niente Luna, vista perfetta, assenza di ostacoli e senza inquinamento luminoso): maggiore lo ZHR più alto il numero di meteore che si potranno vedere. Lo ZHR può variare da un anno all’altro. Gli sciami prendono il nome dalla costellazione da cui sembrano provenire le meteore, questo punto è noto come radiante.
Il modo migliore per vedere le meteore è andare in un luogo buio lontano dalle luci artificiali, distendersi su una sedia a sdraio e usare i propri occhi per guardare in alto a circa 90° dalla posizione del radiante: è qua che si potranno vedere le meteore con le scie più lunghe perché viste di profilo. Verso il radiante le meteore tendono a essere più brevi, perché sono viste di scorcio. Naturalmente l’abbigliamento deve essere adeguato alla stagione.