Pronti a puntare gli occhi al cielo? Ecco gli sciami di meteore principali del mese con indicazioni della loro visibilità e qualche curiosità.
Dopo le Perseidi di agosto, anche il cielo di settembre offre qualche occasione per osservare le “stelle cadenti”. Non aspettatevi però piogge spettacolari: gli sciami di questo mese sono decisamente meno intensi. Per gli osservatori dell’emisfero boreale sono soprattutto tre quelli da tenere d’occhio: le Aurigidi, le ε-Perseidi di settembre.
Aurigidi
Periodo di attività: dal 28 agosto al 5 settembre. Picco: 1 settembre. Radiante: costellazione dell’Auriga. ZHR: ~6. Velocità: ~66 km/s. Oggetto progenitore: cometa C/1911 N1 (Kiess).
Caratteristiche: le Aurigidi prendono il nome dalla costellazione dell’Auriga, dove si trova il loro radiante. Si tratta di uno sciame meteorico minore, caratterizzato da meteore molto veloci, che entrano nell’atmosfera terrestre a circa 66 km/s.
Lo sciame è associato alla cometa a lungo periodo C/1911 N1 (Kiess). Le Aurigidi normalmente producono un numero piuttosto limitato di meteore, ma sono note per avere mostrato occasionalmente improvvisi e brevi aumenti di attività. Uno degli episodi più recenti si è verificato nel 2021, quando per un breve intervallo furono registrati tassi molto superiori alla norma.
Nel 2026, le Aurigidi saranno attive dal 28 agosto al 5 settembre, con il picco previsto il 1° settembre. Quest’anno, tuttavia, le condizioni di osservazione non saranno particolarmente favorevoli: la Luna sarà ancora luminosa e disturberà soprattutto la visibilità delle meteore più deboli.
Per tentare l’osservazione conviene aspettare le ultime ore della notte, quando il radiante nell’Auriga sarà più alto nel cielo. Sarà utile scegliere un luogo lontano dall’inquinamento luminoso e, soprattutto, cercare di tenere la Luna fuori dal proprio campo visivo.
ε-Perseidi di settembre
Periodo di attività: dal 5 al 21 settembre. Picco: 9 settembre. Radiante: costellazione di Perseo. ZHR: ~8. Velocità: ~64 km/s. Oggetto progenitore: probabilmente una cometa a lungo periodo ancora sconosciuta.
Caratteristiche: le ε-Perseidi di settembre prendono il nome dalla costellazione di Perseo, dove si trova il loro radiante. Nonostante il nome, non devono essere confuse con le ben più famose Perseidi di agosto: si tratta infatti di due sciami differenti e con corpi progenitori diversi. Le Perseidi estive sono associate alla cometa 109P/Swift-Tuttle, mentre le ε-Perseidi di settembre sembrano avere origine da una cometa a lungo periodo ancora sconosciuta.
Si tratta di uno sciame poco intenso, con uno ZHR di circa 8 meteore all’ora, ma caratterizzato da meteore particolarmente veloci, che entrano nell’atmosfera terrestre a circa 64 km/s.
Nel 2026, le ε-Perseidi saranno attive dal 5 al 21 settembre, con il massimo previsto il 9 settembre. Saranno probabilmente lo sciame più interessante del mese, anche grazie alle ottime condizioni di osservazione: la Luna sarà ormai prossima alla fase nuova e il suo chiarore non interferirà in maniera significativa.
Alle medie latitudini settentrionali il radiante sarà osservabile già intorno alle 22:00–23:00 locali e resterà ben visibile per tutta la notte.
C’è inoltre una possibilità interessante. I modelli prevedono che il 10 settembre intorno alle 06:10 UT la Terra possa incontrare un sottile filamento di polveri, con un possibile incremento dell’attività meteorica. L’orario favorirà però soprattutto il continente americano: dall’Europa il Sole sarà già sorto.
Questa rubrica di settembre è a cura di Daria Guidetti.
Gli sciami di meteore sono generati dall’intersezione di correnti di meteoroidi in orbita attorno al Sole con l’orbita della Terra. Queste correnti sono provocate dalla perdita nello spazio di polvere e detriti rocciosi da parte di comete e asteroidi e quando la Terra attraversa la corrente si verifica il fenomeno dello sciame di meteore. L’astronomo che capì per primo che fra sciami di meteore e comete c’era una stretta connessione fu Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1867, qualche anno dopo essere diventato direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera (Milano).
Quando i meteoroidi, che hanno dimensioni dell’ordine di un chicco di riso o poco più, entrano nell’atmosfera terrestre a velocità di diverse decine di km/s ad una quota di circa 100 km generano una piccola nube di plasma ad alta temperatura che li vaporizza in circa un secondo. Solo i meteoroidi un po’ più grandi possono durare qualche secondo.
Visto dal suolo il fenomeno si presenta come una scia luminosa che si muove rapidamente in cielo. La scia luminosa si chiama meteora, anche se popolarmente viene chiamata “stella cadente”, perché dà l’impressione che una stella si “stacchi” dalla sfera celeste e cada verso terra. In realtà è solo apparenza, infatti le stelle visibili a occhio nudo non cambiano di numero. In un anno sono visibili circa una decina di sciami maggiori, più una innumerevole quantità di sciami minori.
L’intensità di uno sciame è espressa dallo ZHR (il tasso orario zenitale), ovvero il numero di meteore visibili in un’ora in condizioni ideali (niente Luna, vista perfetta, assenza di ostacoli e senza inquinamento luminoso): maggiore lo ZHR più alto il numero di meteore che si potranno vedere. Lo ZHR può variare da un anno all’altro. Gli sciami prendono il nome dalla costellazione da cui sembrano provenire le meteore, questo punto è noto come radiante.
Il modo migliore per vedere le meteore è andare in un luogo buio lontano dalle luci artificiali, distendersi su una sedia a sdraio e usare i propri occhi per guardare in alto a circa 90° dalla posizione del radiante: è qua che si potranno vedere le meteore con le scie più lunghe perché viste di profilo. Verso il radiante le meteore tendono a essere più brevi, perché sono viste di scorcio. Naturalmente l’abbigliamento deve essere adeguato alla stagione.