Tempesta geomagnetica del 10 ottobre: occhi al cielo e alle webcam alpine

L’attività geomagnetica ha raggiunto il livello G3, forte oggi 10 ottobre. Visibile un chiarore rossastro nelle immagini delle webcam sulle Alpi italiane: ecco cosa sappiamo e come seguire la situazione.

Nel corso della serata del 10 ottobre 2026, l’attività geomagnetica si è intensificata: alle 19:58 italiane lo Space Weather Prediction Center della NOAA, l’agenzia statunitense che monitora anche la meteorologia spaziale, ha segnalato il raggiungimento del livello G3 – forte. La scala della classificazione delle tempeste geomagnetiche comprende cinque livelli, da G1, minore, a G5, estremo. Al momento della verifica per questa notizia, nei bollettini consultati non compare una conferma del livello G4, severo.

Una tempesta geomagnetica è una perturbazione del campo magnetico terrestre dovuta all’interazione con il vento solare, il flusso di particelle cariche proveniente dal Sole. La magnetosfera, la regione dello spazio dominata dal campo magnetico della Terra, può ricevere grandi quantità di energia durante queste interazioni. Le conseguenze possono comprendere aurore più estese e disturbi ai satelliti, alle comunicazioni radio e alle reti elettriche, soprattutto alle alte latitudini.

Per valutare l’intensità della perturbazione si utilizza il Kp, un indice planetario che sintetizza le variazioni del campo magnetico registrate da una rete di osservatori su intervalli di tre ore. Per seguirne più rapidamente l’evoluzione, il centro di ricerca tedesco GFZ (Helmholtz Centre for Geosciences), produce anche l’Hp30, un indice analogo calcolato su intervalli di 30 minuti.

Questa sera l’Hp30 ha raggiunto 7,667 tra le 19:30 e le 20:00 italiane, per poi scendere a 7,333 tra le 20:00 e le 20:30 e a 7,333 tra le 20:30 e le 21:00. La sequenza indica quindi un leggero calo rispetto al picco precedente, pur mantenendosi su valori molto elevati.

Hp30 e Kp descrivono però finestre temporali diverse: un valore Hp30 non assegna direttamente un livello della scala NOAA, e non basta da solo a dichiarare una tempesta G4.

Anche l’orientamento del campo magnetico trasportato dal vento solare conta. La sua componente Bz indica l’orientamento lungo la direzione nord-sud: quando è rivolta verso sud (valori negativi) può favorire il trasferimento di energia alla magnetosfera. Per questo la situazione può cambiare rapidamente e un singolo indice non racconta tutto ciò che sta accadendo.

Che cosa possiamo osservare dall’Italia?

Durante le tempeste, la regione in cui si producono le aurore può estendersi verso latitudini più basse. La luce aurorale nasce quando particelle energetiche interagiscono con atomi e molecole dell’alta atmosfera, che emettono luce. L’ossigeno, in particolare, può produrre emissioni verdi o rosse a quote differenti.
Nelle immagini di varie webcam dell’arco alpino compare un debole chiarore rosso-magenta sopra l’orizzonte. È un’osservazione interessante, ma la sua origine resta da verificare attraverso un’attenta analisi dei dati.

Guarda le luci aurorali viste dalla webcamb Cervinia-Plateau Rosà, 10 ottobre 2026, ore 21:10. Crediti: Cervino Ski Paradise – PANOMAX.

Tra le possibili interpretazioni c’è anche un SAR, dall’inglese Stable Auroral Red arc, “arco aurorale rosso stabile”. Durante le tempeste geomagnetiche, le particelle energetiche della corrente ad anello, che circola attorno alla Terra, possono trasferire energia agli elettroni del plasma circostante. Questa energia raggiunge la ionosfera, la parte dell’alta atmosfera contenente particelle cariche, lungo le linee del campo magnetico. Gli elettroni ionosferici così “riscaldati” possono eccitare, attraverso collisioni, gli atomi di ossigeno, che emettono la caratteristica luce rossa dei SAR.

Il solo colore di una fotografia non permette di distinguere un SAR da un’aurora.
Le aurore possono mostrare strutture a raggi e drappeggi che cambiano forma e intensità anche rapidamente, mentre i SAR tendono ad apparire come archi rossi più uniformi e persistenti. Queste differenze offrono indizi, ma non bastano per un’identificazione certa: occorrono misure dello spettro della luce emessa e, per chiarire il meccanismo fisico, delle energie delle particelle coinvolte. Il solo colore rosso di una fotografia non permette quindi di distinguere un’aurora da un SAR.

Per seguire il cielo alpino da casa, si possono consultare le webcam panoramiche a 360°, controllando sempre la data e l’ora dell’immagine e guardando verso il settore settentrionale. Attualmente tra le più favorevoli ci sono:

Chi osserva direttamente dalle regioni settentrionali può scegliere un luogo buio, con cielo sereno e orizzonte nord libero. Una fotografia con esposizione di alcuni secondi può registrare emissioni troppo deboli per l’occhio e quindi rivelare chiarori e strutture che a occhio nudo passerebbero inosservati.

E domani? Altre due CME in arrivo

La situazione potrebbe evolvere anche nelle prossime ore. NOAA segnala per l’11 ottobre l’arrivo atteso di due espulsioni coronali di massa (CME), grandi quantità di plasma e campo magnetico liberate dalla corona, l’atmosfera esterna del Sole. Partite il 7 e l’8 ottobre, potrebbero interagire durante il viaggio: la seconda, più veloce, dovrebbe raggiungere e fondersi con la precedente prima dell’arrivo alla Terra.
L’intensità effettiva della perturbazione dipenderà dalle caratteristiche delle CME e dall’orientamento del campo magnetico che trasportano. Questo scenario non garantisce, da solo, nuove aurore visibili dall’Italia.

Situazione verificata nella serata del 10 ottobre 2026. Tutti gli orari riportati sono italiani, CEST.

[A cura di Daria Guidetti]