Equipaggi aerei e raggi cosmici: un nuovo studio sul rischio oncologico

Piloti e assistenti di volo trascorrono molte ore ogni anno ad alta quota, dove l’atmosfera protegge meno dalle particelle energetiche provenienti dallo Spazio. Un nuovo studio statunitense ha trovato, per queste categorie professionali, una maggiore mortalità associata ad alcuni tipi di tumore. Ma qual è il ruolo delle radiazioni cosmiche?

Quando viaggiamo in aereo, sopra di noi rimane soltanto una parte dell’atmosfera che, al suolo, ci protegge dalla radiazione proveniente dallo Spazio. Gli aerei di linea volano normalmente a quote comprese tra circa 9 e 12 chilometri, nella parte superiore della troposfera e, in alcuni casi, nella bassa stratosfera: a circa 10-11 chilometri di quota, sopra l’aereo rimane all’incirca un quarto della massa atmosferica che abbiamo sopra di noi al livello del mare. Per questo motivo, alle normali quote di crociera degli aerei di linea, l’esposizione alla radiazione cosmica ionizzante è maggiore rispetto a quella che riceviamo sulla superficie terrestre.

Per chi prende un aereo occasionalmente si tratta di un contributo molto piccolo. Diversa è la situazione di piloti e assistenti di volo, che trascorrono migliaia di ore della propria vita lavorativa ad alta quota e sono quindi esposti in modo continuativo a livelli di radiazione cosmica superiori a quelli presenti al suolo.

Un nuovo studio, condotto da un gruppo di ricerca della Harvard Medical School e pubblicato il 17 agosto 2026 su JAMA Internal Medicine, ha analizzato oltre 12,7 milioni di certificati di morte registrati negli Stati Uniti tra il 2020 e il 2024, confrontando 503 diverse professioni. Tra le persone considerate figuravano oltre 14 mila piloti e circa 7 mila assistenti di volo.

I ricercatori hanno osservato che gli assistenti di volo presentavano la più alta percentuale, corretta per diversi fattori demografici, di decessi dovuti a tumori classificati nello studio come correlati alle radiazioni, seguiti proprio dai piloti. La percentuale era rispettivamente del 6,9% e del 6,7%, contro circa il 5% nella popolazione lavorativa considerata nel suo complesso.

Perché in quota aumenta la radiazione?

La Terra è continuamente investita da particelle molto energetiche provenienti dallo Spazio. Una parte arriva dal Sole, mentre un’altra, i cosiddetti raggi cosmici galattici, ha origine molto più lontano, al di fuori del Sistema Solare.

L’atmosfera e il campo magnetico terrestre costituiscono due importanti sistemi naturali di protezione. Salendo di quota, però, diminuisce la quantità di atmosfera che abbiamo sopra di noi e quindi anche la sua capacità di schermare la radiazione.
L’esposizione durante un volo infatti non è sempre uguale: dipende dalla quota raggiunta, dalla durata e dalla rotta, ma anche dalla latitudine e dall’attività solare. Il campo magnetico terrestre offre infatti una protezione diversa a seconda della regione del Pianeta attraversata.

Ed è qui che entra in gioco anche la meteorologia spaziale. In occasione di alcuni eventi solari particolarmente energetici, particelle accelerate nello Spazio interplanetario possono raggiungere l’ambiente terrestre e, in determinate condizioni, aumentare temporaneamente la radiazione presente alle quote utilizzate dall’aviazione.

La maggiore esposizione degli equipaggi alla radiazione cosmica è dunque un dato noto. Più complesso è stabilire quale sia il suo effettivo ruolo nello sviluppo delle patologie osservate.

Il presente studio, infatti, non dimostra un rapporto di causa ed effetto e i risultati devono essere interpretati con cautela. Mostra una associazione statistica tra il lavoro svolto dagli equipaggi e una maggiore mortalità per alcuni tumori, ma non permette di stabilire che siano state proprio le radiazioni cosmiche a provocarli.

I ricercatori non disponevano, per esempio, della dose di radiazione accumulata da ciascun lavoratore, del numero di ore trascorse in volo o delle rotte percorse durante la carriera. Inoltre, piloti e assistenti di volo sono sottoposti anche ad altri fattori che potrebbero avere effetti sulla salute, come il frequente attraversamento dei fusi orari, il lavoro notturno e la conseguente alterazione dei ritmi circadiani. Per i piloti viene considerata anche l’esposizione alla radiazione ultravioletta attraverso i finestrini della cabina.

Gli stessi autori sottolineano quindi la necessità di approfondimenti che permettano di mettere direttamente in relazione la dose di radiazione ricevuta nel corso della carriera con gli effetti osservati sulla salute.

E per chi viaggia in aereo?

I risultati riguardano soprattutto una particolare categoria di lavoratori professionalmente esposti, non chi prende occasionalmente un aereo.
Un singolo viaggio comporta infatti un’esposizione molto diversa da quella accumulata da chi trascorre centinaia di ore ogni anno a 10-12 chilometri di quota.

Lo studio apre però una questione interessante: quanto conosciamo e monitoriamo l’ambiente radiativo nel quale si muove l’aviazione civile?

È un altro esempio di come ciò che accade nello Spazio non riguardi soltanto satelliti e astronauti. Gli effetti dell’attività solare e dell’ambiente spaziale possono interessare anche la Terra, dalle quote percorse dagli aerei fino al suolo, dove le perturbazioni geomagnetiche più intense possono avere conseguenze, ad esempio, sulle reti elettriche e sulle infrastrutture tecnologiche.

[A cura di Daria Guidetti]

Fonte: Cancer-Related Mortality Among US Pilots and Flight Attendants