Il ciclo solare 25 ha iniziato la sua discesa

Iniziato ufficialmente nel dicembre 2019, il ciclo solare 25 rappresenta l’evoluzione dell’attività della nostra stella che segue un ciclo di circa undici anni con l’alternarsi di periodi più tranquilli e periodi più turbolenti.
Durante il massimo del ciclo aumentano il numero di macchie solari, i brillamenti e le espulsioni coronali di massa, fenomeni che possono influenzare il meteo spaziale e, nei casi più intensi, generare aurore visibili anche a basse latitudini.

Tra il 2023 e il 2025, diverse tempeste geomagnetiche sono state associate ad aurore osservate anche dall’Italia e da altre regioni del Mediterraneo, attirando l’attenzione del grande pubblico verso l’attività del Sole.

Secondo gli ultimi aggiornamenti della NOAA, il massimo del ciclo solare 25 sarebbe ormai stato superato e il Sole starebbe entrando nella lenta fase discendente del ciclo, destinata a proseguire nei prossimi anni verso un nuovo minimo di attività. Un andamento che emerge anche dal grafico pubblicato dagli enti che monitorano costantemente l’attività solare.

Guarda il grafico dell’evoluzione del ciclo solare 25 rappresentato dal numero di macchie solari. Crediti: NOOA.

Nel grafico, i punti neri mostrano i valori mensili osservati del numero di macchie solari, mentre la linea viola scura ne rappresenta l’andamento medio, utile per evidenziare la tendenza generale dell’attività della nostra stella fino al 2026.
La linea viola più chiara mostra invece la previsione dell’evoluzione del ciclo solare elaborata dagli enti che monitorano l’attività del Sole, mentre le aree rosa indicano il margine di incertezza associato a queste stime, rappresentando gli scenari più plausibili per l’evoluzione futura del ciclo.
Le diverse tonalità delle aree ombreggiate corrispondono infatti a differenti livelli di probabilità statistica: le regioni più scure rappresentano gli intervalli considerati più probabili, mentre quelle più chiare includono scenari progressivamente meno probabili ma comunque compatibili con l’evoluzione osservata del ciclo solare. Le previsioni vengono inoltre aggiornate mese dopo mese sulla base delle nuove osservazioni raccolte dagli strumenti che monitorano il Sole.

Le previsioni sull’andamento del ciclo solare non hanno soltanto valore scientifico, ma vengono utilizzate anche da agenzie spaziali e settori industriali. L’attività del Sole, infatti, influenza l’ambiente spaziale attorno alla Terra e e può incidere sulla stabilità delle orbite dei satelliti in orbita bassa, oltre ad aumentare la probabilità di fenomeni di meteo spaziale capaci di interferire con comunicazioni radio, sistemi di navigazione e infrastrutture tecnologiche.

La fase discendente del ciclo, però, non significa che il Sole diventi improvvisamente “calmo”. Anche nei prossimi mesi potranno infatti verificarsi brillamenti, espulsioni di massa coronale e tempeste geomagnetiche anche molto intensi.

Proprio in queste ore la regione attiva AR4436, già protagonista nelle scorse settimane di numerosi fenomeni energetici, ha prodotto un nuovo brillamento solare di classe M2.4 dal bordo nord-occidentale del Sole. L’evento ha generato un piccolo blackout radio sopra parte del Nord Africa, ma la nube di plasma associata si sta allontanando dalla traiettoria terrestre e non dovrebbe produrre effetti geomagnetici sul nostro pianeta.  Nel frattempo, nuove regioni attive stanno emergendo dal bordo orientale della nostra stella, rendendo il disco solare osservato dalla Terra sempre più dinamico.

A contribuire al monitoraggio dell’attività solare c’è anche il rover Perseverance della NASA che, dalla superficie di Marte, sta osservando alcune vaste regioni attive del Sole non ancora visibili dalla Terra. Grazie all’attuale posizione relativa tra Marte, la Terra e il Sole, questi gruppi di macchie solari appariranno nei prossimi giorni dal bordo orientale della nostra stella rendendosi visibili anche dal nostro pianeta.

[A cura di Daria Guidetti]