Parte del materiale espulso dal Sole nei giorni scorsi potrebbe aver appena “sfiorato” la Terra. Nelle ultime ore, gli strumenti, da terra e dallo Spazio, che monitorano l’attività solare hanno infatti registrato variazioni compatibili con il passaggio ravvicinato di un’espulsione di massa coronale, ovvero una gigantesca nube di plasma e campi magnetici lanciata nello Spazio dalla nostra stella il 16 maggio, in seguito a un brillamento solare di intensità moderata (classe M1.9) proveniente dalla regione attiva AR4436, un’area della superficie del Sole caratterizzata da intensa attività magnetica.
Le espulsioni di massa coronale (CME) sono manifestazioni dei fenomeni di origine magnetica più energetici del Sistema Solare e consistono in enormi quantità di particelle cariche e campi magnetici scagliate nello Spazio dall’atmosfera più esterna del Sole,la corona solare. Se una CME è diretta verso la Terra, può interagire con il nostro campo magnetico, comprimendolo e iniettando particelle cariche che generano tempeste geomagnetiche e aurore polari.
Per capire se il materiale solare sta raggiungendo il nostro pianeta, gli scienziati osservano diversi parametri dello Spazio intorno alla terra. I principali sono quelli del vento solare, un flusso continuo di particelle cariche emesso costantemente dal Sole e che permea tutto il Sistema Solare. Quando una CME transita in prossimità della Terra, gli strumenti possono registrare variazioni improvvise nella velocità e nella densità del vento solare.
Nel caso di questo evento, la velocità del vento solare ha iniziato ad aumentare intorno alle 7:30 del mattino ora italiana del 19 maggio. Poco dopo, verso le 8:30, anche il cosiddetto IMF (Interplanetary Magnetic Field), cioè il campo magnetico interplanetario trasportato dal plasma solare nello Spazio, ha mostrato variazioni compatibili con il possibile arrivo del materiale espulso dal Sole.
Gli esperti osservano con particolare attenzione anche la componente “Bz” del campo magnetico interplanetario. Infatti, quando questa è orientata verso sud, come accaduto per diverse ore durante questo episodio, soprattutto a partire dalle 3 del mattino ora italiana, il campo magnetico del Sole riesce a “connettersi” più facilmente con quello terrestre, favorendo il trasferimento di energia alla magnetosfera terrestre con la penetrazione di particelle energetiche. È proprio questa configurazione ad aumentare le probabilità di aurore boreali e di attività geomagnetica.
Secondo le previsioni, il passaggio del materiale associato alla CME potrebbe produrre condizioni geomagnetiche da instabili ad attive, con la possibilità di una tempesta geomagnetica G1, il livello più basso della scala NOOA utilizzata per classificare questi eventi. Le tempeste G1 sono considerate minori, ma possono comunque intensificare le aurore alle alte latitudini.
Nel frattempo, l’attività del Sole sembra essersi temporaneamente ridotta. Nelle ultime ore sono stati osservati soltanto brillamenti solari relativamente deboli (classe B e C). Continua però a essere monitorata con attenzione la regione attiva AR4436, una vasta area magneticamente complessa della superficie solare che conserva ancora una notevole quantità di energia.
[A cura di Daria Guidetti]