Per oltre un anno è stato il “sorvegliato speciale” del Sistema Solare. L’asteroide 2024 YR4, un oggetto di circa 60 metri di diametro (paragonabile al corpo celeste che causò la catastrofe di Tunguska nel 1908), aveva fatto trattenere il fiato agli astronomi fin dalla sua scoperta, avvenuta nel dicembre 2024 grazie al progetto ATLAS.
Inizialmente, i calcoli avevano ipotizzato una probabilità d’impatto con la Terra per il 2032 che aveva raggiunto il 3,1%: un valore record, mai toccato prima da nessun altro asteroide monitorato. Una volta escluso il rischio per il nostro pianeta grazie alle osservazioni del Very Large Telescope (VLT) e del James Webb Telescope, l’attenzione si era spostata sulla Luna.
I modelli indicavano una probabilità del 4,3% che l’asteroide colpisse il suolo lunare alla velocità di 14 km/s. Se fosse accaduto, l’impatto avrebbe scavato un cratere di circa un chilometro di diametro, scagliando nello Spazio detriti che avrebbero raggiunto l’atmosfera terrestre sotto forma di spettacolari meteore, senza però causare danni al suolo.
A chiudere definitivamente il caso è stato un vero e proprio “miracolo” tecnologico. Tra il 18 e il 26 febbraio 2026, il James Webb Space Telescope (JWST) è riuscito a rintracciare l’asteroide nonostante fosse debolissimo. È stato stabilito un record mondiale: l’oggetto è stato immortalato con una magnitudine apparente di +30,5, la rilevazione più estrema mai effettuata su un asteroide. Si è trattato di una sfida: Webb è nato per studiare le galassie più remote a miliardi di anni luce di distanza, e il suo campo visivo è estremamente ridotto. Rilevare un oggetto così piccolo e “vicino” al suo interno ha richiesto un puntamento di una precisione incredibile.
Questi dati hanno permesso di “ripulire” l’orbita dalle incertezze (con una precisione statistica altissima, definita dagli esperti come “30 sigma”). Il verdetto è definitivo: il 22 dicembre 2032, alle 16:00 ora italiana, 2024 YR4 passerà a circa 21.200 chilometri dalla superficie lunare. Una distanza di sicurezza che cancella ogni rischio di collisione.
Il caso di 2024 YR4 è quello che può essere definito un “caso didattico”. Ci ricorda che le probabilità d’impatto iniziali non sono “profezie”, ma calcoli basati su dati incompleti che la scienza affina col tempo. Ricorda da vicino quanto accaduto con l’asteroide Apophis: per oltre 17 anni è stato considerato una minaccia reale, finché nel 2021 nuove osservazioni (in quel caso radar) non hanno definitivamente trasformato l’impatto previsto per il 2029 in un semplice passaggio ravvicinato.
Anche questa volta, il passaggio dal rischio alla certezza è merito delle osservazioni. Che si tratti di segnali radar o della vista del James Webb, la lezione è la stessa: man mano che i dati aumentano, l’incertezza scompare, trasformando un potenziale disastro in un’altra preziosa occasione per studiare da vicino i corpi minori del Sistema Solare.
[A cura di Daria Guidetti]