Pronti a puntare gli occhi al cielo? Ecco gli sciami di meteore principali del mese con indicazioni della loro visibilità e qualche curiosità.
Dopo le Perseidi di agosto, anche il cielo di settembre offre qualche occasione per osservare le “stelle cadenti”. Non aspettatevi però piogge spettacolari: gli sciami di questo mese sono decisamente meno intensi. Per gli osservatori dell’emisfero boreale sono soprattutto tre quelli da tenere d’occhio: le Draconidi, le ε-Perseidi di ottobre.
Draconidi
Periodo di attività: 6–10 ottobre Picco: 9 ottobre, Radiante: costellazione del Drago. ZHR: ~5. Velocità: ~20 km/s. Oggetto progenitore: cometa 21P/Giacobini-Zinner
Questo sciame è particolarmente interessanti perché, pur essendo normalmente uno sciame debole, quest’anno le condizioni osservative saranno molto favorevoli, con pochissima luce lunare. Le Draconidi sono uno degli sciami più imprevedibili. Normalmente produce soltanto poche meteore, ma in determinate circostanze la Terra può attraversare filamenti particolarmente densi di materiale cometario, dando luogo a vere e proprie fiammate di attività. È già successo più volte: celebri furono le grandi tempeste del 1933 e 1946, mentre eventi molto più recenti si verificarono nel 2011 e nel 2018. Nel 2018, ad esempio, furono osservati tassi intorno a 150 meteore/ora per alcune ore.
Caratteristiche: le Draconidi sono associate alla cometa periodica 21P/Giacobini-Zinner, il cui periodo orbitale è di circa 6,6 anni. La Terra attraversa la corrente di particelle lasciata dalla cometa lungo la sua orbita; i piccoli frammenti entrano nell’atmosfera a circa 20 km/s, una velocità relativamente bassa per una meteora di origine cometaria. Ad ogni passaggio vicino al Sole la cometa perde materiale, alimentando progressivamente la corrente di meteoroidi lungo la sua orbita. Ma questa corrente non è uniforme: contiene filamenti e addensamenti prodotti in differenti passaggi della cometa.
Il radiante, situato nella costellazione del Drago, è già alto nel cielo nelle prime ore della sera e raggiunge condizioni favorevoli durante la prima parte della notte. Per questo la notte tra l’8 e il 9 ottobre sarà quella da privilegiare.
Orionidi
Periodo di attività: 2 ottobre – 7 novembre Picco: 21 ottbre. Radiante: costellazione di Orione. ZHR: ~20. Velocità: ~66 km/s. Oggetto progenitore: cometa 1P/Halley
Le Orionidi sono uno degli sciami meteorici più interessanti della seconda metà del mese di ottobre, anche se la Luna renderà meno favorevole l’osservazione rispetto al 2025.
Caratteristiche: le Orionidi sono prodotte dai meteoroidi lasciati lungo l’orbita dalla cometa 1P/Halley, il cui periodo orbitale è di circa 76 anni. Sono quindi, insieme alle Eta Aquaridi di maggio, uno dei due principali sciami associati a questa cometa. La velocità elevata fa sì che le Orionidi producano frequentemente scie lunghe e persistenti.
L’attività di questo sciame può variare sensibilmente da un anno all’altro. Tra il 2006 e il 2009 sono stati registrati ritorni eccezionalmente intensi, con ZHR nell’ordine di 40–70 meteore/ora per due o tre giorni consecutivi.
Questa rubrica di ottobre è a cura di Mario Di Martino.
Gli sciami di meteore sono generati dall’intersezione di correnti di meteoroidi in orbita attorno al Sole con l’orbita della Terra. Queste correnti sono provocate dalla perdita nello spazio di polvere e detriti rocciosi da parte di comete e asteroidi e quando la Terra attraversa la corrente si verifica il fenomeno dello sciame di meteore. L’astronomo che capì per primo che fra sciami di meteore e comete c’era una stretta connessione fu Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1867, qualche anno dopo essere diventato direttore dell’Osservatorio astronomico di Brera (Milano).
Quando i meteoroidi, che hanno dimensioni dell’ordine di un chicco di riso o poco più, entrano nell’atmosfera terrestre a velocità di diverse decine di km/s ad una quota di circa 100 km generano una piccola nube di plasma ad alta temperatura che li vaporizza in circa un secondo. Solo i meteoroidi un po’ più grandi possono durare qualche secondo.
Visto dal suolo il fenomeno si presenta come una scia luminosa che si muove rapidamente in cielo. La scia luminosa si chiama meteora, anche se popolarmente viene chiamata “stella cadente”, perché dà l’impressione che una stella si “stacchi” dalla sfera celeste e cada verso terra. In realtà è solo apparenza, infatti le stelle visibili a occhio nudo non cambiano di numero. In un anno sono visibili circa una decina di sciami maggiori, più una innumerevole quantità di sciami minori.
L’intensità di uno sciame è espressa dallo ZHR (il tasso orario zenitale), ovvero il numero di meteore visibili in un’ora in condizioni ideali (niente Luna, vista perfetta, assenza di ostacoli e senza inquinamento luminoso): maggiore lo ZHR più alto il numero di meteore che si potranno vedere. Lo ZHR può variare da un anno all’altro. Gli sciami prendono il nome dalla costellazione da cui sembrano provenire le meteore, questo punto è noto come radiante.
Il modo migliore per vedere le meteore è andare in un luogo buio lontano dalle luci artificiali, distendersi su una sedia a sdraio e usare i propri occhi per guardare in alto a circa 90° dalla posizione del radiante: è qua che si potranno vedere le meteore con le scie più lunghe perché viste di profilo. Verso il radiante le meteore tendono a essere più brevi, perché sono viste di scorcio. Naturalmente l’abbigliamento deve essere adeguato alla stagione.