ZQ-3 R/B: rientro incontrollato nell’Oceano Pacifico

L’oggetto spaziale ZQ-3 R/B, secondo stadio di un lanciatore cinese decollato il 3 dicembre 2025, è rientrato in modo incontrollato nell’atmosfera terrestre. Secondo il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord America, il rientro sarebbe avvenuto alle 13:39 ora italiana di venerdì 30 gennaio (con un’incertezza di 1 minuto), in un’area di mare aperto dell’Oceano Pacifico meridionale, tra la Nuova Zelanda e l’Antartide, attorno alla latitudine 54,3° Sud e alla longitudine 189,6° Est.

Conclusa la fase operativa, lo stadio è entrato a far parte della popolazione dei rifiuti spaziali ed è stato monitorato con particolare attenzione per le sue dimensioni significative – circa 11 tonnellate di massa e 12 metri di lunghezza – e per la possibile presenza di un carico fittizio rimasto attaccato alla struttura.

Lo ZQ-3 R/B orbitava con un’inclinazione di 56,94°, che consente un rientro potenzialmente ovunque tra le latitudini ±57°. Pur includendo la maggior parte delle aree abitate della Terra, il rischio per la popolazione resta molto contenuto, grazie all’elevata probabilità di caduta in mare e alla frammentazione dell’oggetto durante l’ingresso atmosferico.

Il monitoraggio del rientro fino alle ultime orbite è stato seguito anche dall’Europa, attraverso la rete EU Space Surveillance and Tracking (EUSST). I dati raccolti hanno consentito di affinare progressivamente la stima del luogo e dell’istante di rientro, aggiornando in modo continuo la finestra temporale e la relativa traccia al suolo.

Questa attività di sorveglianza è particolarmente complessa nei casi di rientro incontrollato, ovvero quando un oggetto non dispone di sistemi di de-orbitazione e la sua caduta è determinata da fattori naturali, come l’attrito atmosferico, l’attività solare, l’assetto del corpo e le interazioni con l’atmosfera superiore. La combinazione di questi elementi rende molto difficile stabilire con precisione quando e dove avverrà il rientro fino alle ultime orbite, un’incertezza tipica di questi eventi e gestita attraverso un monitoraggio continuo.

Tra i sensori EUSST impiegati, figura il telescopio CASSINITANDEM dell’Osservatorio di Loiano.
Il radar BIRALES, che impiega il radiotelescopio Croce del Nord presso la Stazione Radioastronomica di Medicina dell’INAF come antenna ricevente – l’altro sensore con cui l’INAF contribuisce alla rete EUSST – non ha potuto contribuire alle osservazioni a causa della temporanea indisponibilità dell’antenna trasmittente.

Guarda la traccia al suolo prevista per il rientro. Le linee gialle e verdi rappresentano le possibili traiettorie prima e dopo il centro della finestra di rientro; in rosso i sorvoli su territori europei. Il rientro è possibile lungo l’intero tracciato (quota 80 km). Crediti EUSST.

Durante la fase di rientro in atmosfera, come avviene nella maggior parte di questi casi, gran parte della struttura del lanciatore si è distrutta entrando negli strati più densi dell’atmosfera, attorno agli 80 chilometri di quota, sopra l’Oceano Pacifico.

Episodi di questo tipo rientrano nella normale dinamica dell’attività spaziale moderna e, nella grande maggioranza dei casi, non comportano rischi per la popolazione. Nel solo 2024 si sono registrati circa 700 rientri di oggetti di dimensioni superiori a quelle di una motocicletta, un dato che evidenzia il ruolo fondamentale dei sistemi di sorveglianza nel monitorare questi eventi e prevedere le dinamiche in gioco.

Guarda il passaggio di ZQ-3 R/B ripreso con il telescopio CASSINI-TANDEM a Loiano. Crediti immagine: INAF-OAS.

[A cura di Daria Guidetti]