Maggio 2024: tempesta solare storica anche per Marte

Molti ricorderanno i cieli tinti di rosso tra il 10 e l’11 maggio 2024, quando una tempesta geomagnetica di classe estrema, di classe G5, la più intensa degli ultimi vent’anni, spinse le aurore boreali fino alle latitudini italiane. Tuttavia, quella non fu che l’inizio di una serie di eventi straordinari prodotti dalla medesima regione attiva del Sole, la AR3664.

Mentre la macchia solare continuava la sua rotazione sul disco solare, ha rivolto il suo “mirino” verso il Pianeta Rosso scatenando, il 20 maggio 2024, un “attacco” combinato: un brillamento, un’esplosione di particelle ad alta energia e un’espulsione di massa coronale. Questo flusso di plasma e raggi X si è diretto verso Marte, dando vita a un fenomeno di portata storica.

Oggi, grazie a uno studio pubblicato su Nature Communications il 5 marzo 2026, sappiamo che quegli stessi eventi solari hanno colpito con violenza inaudita anche Marte, offrendo agli scienziati un’opportunità di analisi senza precedenti attraverso i dati delle sonde europee Mars Express e ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO).

La differenza fondamentale tra i due mondi risiede nella diversa protezione magnetica. La Terra possiede una magnetosfera globale che devia la maggior parte del materiale solare in arrivo; tuttavia, una frazione di queste particelle riesce a penetrare lo scudo in corrispondenza dei poli, interagendo con l’atmosfera e generando le aurore.

Al contrario, Marte è oggi quasi del tutto privo di un campo magnetico globale, conservando solo deboli campi magnetici crostali residui, eredità di un antico scudo ormai svanito. Questa vulnerabilità ha permesso al flusso di plasma e radiazioni solari emesso il 20 maggio di investire integralmente l’atmosfera marziana, innescando una reazione di proporzioni storiche.

I dati sono impressionanti: in sole 64 ore, la sonda TGO ha registrato una dose di radiazioni pari a quella che normalmente accumulerebbe in oltre sei mesi (200 giorni). L’impatto con l’atmosfera marziana è stato brutale. Privo di un campo magnetico globale come quello terrestre, Marte ha subito una ionizzazione estrema: i ricercatori hanno rilevato un incremento di elettroni nell’alta atmosfera del 278% a una quota di 130 km, un valore mai documentato prima.

Questi risultati non sono solo numeri da record, ma pezzi di un puzzle fondamentale: aiutano a capire come il Sole, nel corso di milioni di anni, abbia letteralmente “eroso” l’atmosfera marziana, contribuendo alla perdita d’acqua che un tempo scorreva sulla superficie.


Guarda come si è evoluta la nube di particelle solari emessa il 20 maggio 2024: la simulazione mostra come il flusso si sia propagato attraverso il Sistema Solare, investendo direttamente l’atmosfera di Marte. Credit: EUHFORIA/J. Pomoell

Per ottenere questi dati, il team guidato da Jacob Parrott (ESA) ha utilizzato una tecnica ingegnosa chiamata occultazione radio. In pratica, le due sonde si sono scambiate segnali proprio mentre una svaniva dietro l’orizzonte marziano rispetto all’altra. Il modo in cui i segnali radio sono stati “piegati” dall’atmosfera ha permesso di scansionare i vari strati atmosferici con una precisione senza precedenti, operando come una sorta di radiografia planetaria.

L’evento ha messo alla prova anche la tecnologia stessa. Entrambi gli orbiter hanno subito errori temporanei ai computer di bordo a causa del bombardamento di particelle cariche, ma grazie ai sistemi di ridondanza e ai componenti resistenti alle radiazioni, sono tornati operativi in tempi record.

Guarda come le sonde dell’ESA in orbita attorno a Marte sfruttano l’occultazione radio.Crediti: ESA

Questo evento sottolinea l’importanza vitale della meteorologia spaziale. Per le future missioni umane su Marte, comprendere come e quando queste tempeste colpiscono il pianeta sarà la chiave per proteggere non solo i sistemi di comunicazione (che potrebbero essere bloccati dalla ionizzazione atmosferica), ma soprattutto la salute degli astronauti che si troveranno sulla superficie.

[A cura di Daria Guidetti]


Fonte: J. Parrott et al., Martian ionospheric response during the may 2024 solar superstorm, Nature Communications (5 marzo 2026).