Dietro il lato oscuro del Sole

Il Sole scandisce il ritmo delle giornate sulla Terra da miliardi di anni, ma dietro l’immagine rassicurante della nostra stella si nasconde un ambiente estremamente dinamico e dominato da fenomeni, a tratti, imprevedibili.
Macchie solari, brillamenti ed espulsioni coronali di massa modellano il cosidetto Space Weather (meteorologia spaziale): un insieme di fenomeni che può avere effetti concreti sulla Terra e nelle orbite attorno al Pianeta, influenzando satelliti, sistemi di navigazione e comunicazione, reti elettriche e, in alcuni casi, perfino le operazioni spaziali e i voli sulle rotte polari.

Per raccontare questi fenomeni e aiutare il pubblico a comprenderne le conseguenze sulla nostra società tecnologica, all’interno di Sorvegliati Spaziali – il progetto di comunicazione sulla difesa planetaria dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) – è nato il format mensile in diretta streaming “Il lato oscuro del Sole”. A guidare queste live sono Clementina Sasso (INAF – Osservatorio Astronomico di Capodimonte) e Paolo Pagano (Università di Palermo e associato INAF), che traducono la complessità della meteorologia spaziale in una narrazione interattiva per spiegare come la scienza studi e monitori ogni giorno il Sole  e i suoi possibili effetti sul nostro ambiente, spaziale e terrestre.

Li abbiamo intervistati per parlare non solo del loro lavoro di divulgazione, ma del Sole reale, delle sfide poste dalla sua attività e del modo in cui oggi si comunica una scienza così complessa.

PARTE 1: Chi c’è dietro lo schermo?

Se doveste presentarvi l’un l’altro in una sola frase, come descrivereste il/la vostro/a collega?

  • CS (Clementina Sasso): Lo vedo allo stesso tempo sia molto serio che molto giocoso: due opposti che in lui convivono perfettamente.
  • PP (Paolo Pagano): Clementina è una scienziata che proprio non riesce a stare ferma!

Entrambi vi occupate sia di ricerca che di divulgazione. È più difficile studiare il Sole o raccontarlo al grande pubblico?

  • CS: Sicuramente studiarlo. Una volta che hai compreso a fondo un meccanismo, la divulgazione per me viene quasi di conseguenza. Ma capire davvero come funziona la nostra stella, da ricercatrice, resta la parte più complessa.
  • PP: Anche per me è più difficile studiarlo, soprattutto perché il Sole non è empatico come le persone. Nella divulgazione hai un feedback immediato dal pubblico, capisci subito dalle reazioni delle persone se stai passando il messaggio o se sei “trasparente”. Con la ricerca non ci sono punti di riferimento immediati, i risultati arrivano dopo molto tempo e serve molto più sangue freddo.

C’è stato un evento solare o una scoperta che vi ha fatto capire che avreste voluto occuparvi di Sole e Space Weather?

  • CS: Sì. Il momento che mi ha portato a occuparmi del Sole è stato quando mi venne proposta una posizione di dottorato al Max Planck for Solar System Research di Göttingen, in Germania. Fino a quel momento mi occupavo di stelle di tipo solare, ma non del Sole direttamente. Ma il vero “punto di non ritorno” è stato ritrovarmi a osservare, dopo undici anni, fenomeni molto simili a quelli che avevo studiato durante la tesi: brillamenti che producevano filamenti attivi e che ho avuto modo di studiare con il telescopio solare Gregor a Tenerife. Nessuno li aveva più colti in quel modo in quell’arco di tempo. Lì un collega mi ha detto: “Non è possibile, il Sole ti stava aspettando”. Ho capito che dovevo tornare a occuparmene.
  • PP: Lavorando molto con le simulazioni numeriche al computer, il mio sogno iniziale era riuscire a simulare l’intera corona solare contemporaneamente. Ero così ingenuo da crederlo possibile! Oggi sappiamo che non si può ancora fare, ma quella sfida mi è rimasta dentro. Un’altra folgorazione è arrivata a un convegno, quando sentii paragonare la meteorologia dello Spazio non alle previsioni del meteo terrestre ma a quelle dei terremoti: : eventi repentini, grandiosi e difficili da prevedere.

Qual è l’oggetto sulla vostra scrivania o altrove a cui siete più affezionati e che rappresenta meglio il vostro modo di studiare il Sole?

 

PARTE 2: Dietro le quinte del progetto

Com’è nata l’idea di un format dedicato proprio al “lato oscuro” (e quindi meno rassicurante) della nostra stella?

  • CS: L’idea è nata dalla volontà di creare un nuovo  format per Sorvegliati Spaziali sulla meteorologia dello spazio e, guardando quelli già esistenti, notai che mancavano le dirette streaming. Per cui pensai che fosse la strada giusta. La spinta  definitiva è arrivata con la grande tempesta geomagnetica di maggio 2024. Il nome “Il lato oscuro” riprende alcune mie presentazioni e serve a incuriosire, a far conoscere un lato meno noto della nostra stella, anche se scientificamente un vero lato oscuro non esiste.
  • PP: Io ho sempre amato parlare con il pubblico ma detesto la macchina organizzativa, amministrativa, la strategia che sta dietro a un progetto. Quando Clementina mi ha proposto l’idea, e gran parte della struttura era già pronta, ho accettato subito. Durante un congresso a Torino emerse l’idea di non focalizzarsi solo sulla fisica del Sole, ma di spostare il focus sugli effetti pratici a Terra e sul lato umano. Da lì abbiamo costruito il format.

Qual è stato il momento più difficile o l’imprevisto più divertente capitato durante una delle vostre live?

  • CS: Una volta trasmettevamo dall’Osservatorio di Capodimonte e siamo rimasti completamente senza rete internet. Eravamo isolati, il mio computer non andava e il telefono non prendeva. Siamo andati avanti in diretta agganciandoci all’hotspot dello smartphone del tecnico alla regia, Modestino Iafanti, con la linea che saltava continuamente. In un’altra live recente, invece, le mie cuffie hanno iniziato a emettere un sibilo strano al posto dell’audio: non capivo più nulla di quello che veniva detto e per qualche minuto sono andata nel panico!
  • PP: Nei primi secondi della primissima live in assoluto avevo lasciato aperta una finestra del browser con lo streaming attivo della nostra stessa trasmissione. Quando Clementina ha iniziato a parlare, mi è arrivata la sua voce duplicata con alcuni secondi di ritardo. Per i primi cinque minuti rispondevo alle domande della “seconda” Clementina, rimanendo ogni volta in silenzio per diversi secondi. Mi sentivo come mio nonno che prova ad accendere il microonde! Abbiamo iniziato malissimo, ma da lì si poteva solo migliorare.

Molte persone pensano al Sole come a una sfera incandescente sempre uguale a se stessa. Come spiegate al pubblico che può avere effetti concreti sulla nostra vita quotidiana e sulla tecnologia che usiamo ogni giorno?

  • CS: Partiamo sempre dal concetto di campo magnetico e dal ciclo solare. Anche se il Sole sembra sempre uguale, il suo magnetismo è in continuo fermento e stravolge l’atmosfera solare. Per spiegarlo, anche ai bambini, mostriamo le immagini reali e ravvicinate delle eruzioni solari: la bellezza visiva rende subito evidente quanto il Sole sia un ambiente dinamico e in continua evoluzione.
  • PP: Mostrare i filmati nell’ultravioletto della corona solare aiuta a far capire che non parliamo di una palla bianca e statica, ma di un ambiente strutturato in perenne movimento. Fortunatamente oggi termini come “tempesta magnetica” o “solare” sono entrati nel linguaggio comune e le persone non saltano più sulla sedia. Spiegare la fisica che c’è dietro resta una delle cose più complesse in assoluto, ma far passare il concetto base che queste tempeste perturbano le nostre tecnologie terrestri ormai è una strada spianata.

Guarda la locandina della prima puntata de Il lato oscuro del Sole, il format di Sorvegliati Spaziali dedicato alla meteorologia spaziale.

Qual è il tema o l’ospite che sognate di portare in live per chiudere il cerchio del progetto?

  • CS: Io dico Daria Guidetti. L’idea di fare divulgazione su questi temi creando Sorvegliati Spaziali è sua, quindi mi piacerebbe averla in live per farle raccontare ciò che normalmente ci dice dietro le quinte.
  • PP: Se avessi potuto tornare indietro nel tempo avrei detto Eugene Parker, il papà del concetto di vento solare, purtroppo scomparso pochi anni fa. Guardando invece alle storie reali di meteorologia dello Spazio, mi piacerebbe tantissimo intervistare non uno scienziato, ma persone comuni che abbiano vissuto direttamente gli effetti pratici del Sole: ad esempio un agricoltore a cui si è bloccato il trattore guidato dal GPS a causa di una tempesta geomagnetica, o qualcuno rimasto a terra in aeroporto. Spesso parliamo di questi scenari e rischi solo a livello statistico, ma mi piacerebbe ascoltare anche le storie di chi li ha vissuti sulla propria pelle.

 

PARTE 3: Pillole di Sole, scienza e attualità

Tra brillamenti solari, espulsioni di massa coronale e tempeste geomagnetiche, quale fenomeno vi affascina di più e quale vi preoccupa davvero?

  • CS: Mi affascinano tantissimo le espulsioni coronali di massa per la fisica che c’è dietro, mentre l’unica cosa che mi preoccupa davvero sono le tempeste geomagnetiche per i loro effetti distruttivi sulle reti e infrastrutture terrestri.
  • PP: Io adoro i brillamenti: questa immensa quantità di energia rilasciata in modo istantaneo e improvviso. Capire e riprodurre questi meccanismi sarebbe un passo avanti gigantesco anche per la fusione nucleare sulla Terra. Cosa mi preoccupa? Sicuramente l’impatto delle tempeste geomagnetiche. Oggi siamo talmente dipendenti dalle reti elettriche e dalle tecnologie che basta una tempesta di media entità per metterci in seria difficoltà.

Se fossimo nel 1859 (anno dell’Evento di Carrington), oggi come raccontereste al pubblico quella tempesta geomagnetica?

  • CS: Racconterei la storia dei telegrafisti dell’epoca che continuarono a inviare messaggi per ore anche dopo aver staccato le batterie, alimentati solo dalla corrente elettrica indotta nell’atmosfera dalla tempesta stessa. È un aneddoto pazzesco che fa capire subito al pubblico l’immensità dell’energia in gioco. Oggi ci troveremmo ad affrontare problemi ben più seri di quelli vissuti nel 1859.
  • PP: Se fossimo davvero nel 1859 sarebbe difficile fare una live e chiedere al pubblico di inviarci delle foto! Però, se un evento come quello di Carrington avvenisse oggi, probabilmente partirei proprio col chiedere al pubblico le foto delle aurore visibili in Italia! Partiremmo da quelle immagini incredibili per spiegare l’evoluzione del caos tecnologico che stava bloccando i telegrafi in tutto il mondo.

Proprio le aurore osservate e fotografate anche dall’Italia hanno colpito molto il pubblico negli ultimi anni. Stiamo davvero osservando un Sole particolarmente attivo rispetto ad altri cicli solari oppure oggi questi fenomeni sembrano più frequenti anche perché vengono raccontati, fotografati e condivisi molto più facilmente rispetto al passato?

  • CS: In larga parte la seconda opzione. Questo attuale non è un ciclo solare eccezionalmente forte; anzi, i picchi massimi faticano a raggiungere l’intensità di quelli passati (pensiamo alle tempeste geomagnetiche di Halloween del 2003). La differenza è che gli smartphone oggi riescono a catturare anche aurore che  l’occhio umano fa fatica a vedere. In più, le reti di allerta sui social media funzionano benissimo e permettono a migliaia di persone di farsi trovare pronte nel posto giusto al momento giusto.
  • PP: L’evoluzione tecnologica dei nostri telefoni viaggia alla stessa velocità dei cicli solari: rispetto a undici anni fa, durante il massimo del ciclo solare precedente, abbiamo in tasca sensori fotografici straordinariamente più performanti, capaci di raccogliere molta più luce. Questo amplifica enormemente la nostra percezione dei fenomeni, e la condivisione social immediata crea un effetto cassa di risonanza che ci fa sembrare il Sole molto più attivo di quanto non sia in realtà.

C’è stata un’interpretazione o una previsione che vi ha insegnato quanto il Sole possa essere difficile da prevedere?

  • CS: Assolutamente sì, è successo a gennaio del 2025. C’era un’enorme aspettativa per l’arrivo di una espulsione coronale di massa dopo un brillamento; ci si aspettava un forte impatto e aurore visibili fino al Nord Italia. Alla fine però l’impatto previsto o non si è verificato o è stato molto lieve: un nulla di fatto totale che ha azzerato le attese e ci ha ricordato quanto il Sole sappia essere imprevedibile.
  • PP: Più che un episodio specifico, per me è stata proprio l’esperienza con le simulazioni numeriche al computer, che sono l’equivalente delle nostre previsioni. Mi sono reso conto che nella corona solare giocano insieme fenomeni su tantissime scale spaziali diverse: l’infinitamente piccolo si riverbera continuamente sul grande. È il classico “effetto farfalla”: un minimo cambiamento nel campo magnetico in un punto microscopico può scatenare una tempesta imprevista da tutt’altra parte. Finché non governeremo queste instabilità, prevedere il Sole con esattezza sarà quasi come provare a leggere il futuro nei fondi del caffè. Oggi possiamo guardare le macchie solari e identificare situazioni potenzialmente favorevoli per capire se forse succederà qualcosa, ma il “quando” e il “quanto grande” si giocano a livelli che non riusciamo ancora a risolvere.

Qual è il falso mito sul Sole che vi capita più spesso di dover smontare?

  • CS: Senza dubbio il fatto che il Sole sia il principale responsabile del cambiamento climatico. È una fake news che continua a girare e che purtroppo viene cavalcata anche da leader politici e personaggi con un forte appeal sul pubblico, i quali ripetono che il riscaldamento globale è un fatto puramente naturale legato ai cicli solari o all’orbita terrestre.
  • PP: Concordo, dal punto di vista sociale e politico quello è il mito più urgente da smontare. Se invece vogliamo guardare a un pregiudizio più “estetico”, c’è l’idea che il Sole sia solo una “palla” bianca, statica e noiosa. Questo lo capisco, perché è l’immagine che l’occhio umano percepisce normalmente, ma la realtà scientifica ci mostra un ambiente incredibilmente violento e in perenne mutamento.

In tre parole, perché anche chi non sa nulla di meteorologia dello spazio dovrebbe interessarsi al Lato oscuro del Sole?

  • CS: Perché… ci siamo noi! Scherzi a parte, è un prodotto in cui crediamo molto ed è l’occasione perfetta per il pubblico per passare un’ora diversa dal solito e scoprire un lato del Sole poco noto.
  • PP: Perché è profondamente interessante. Se una persona è mossa da un minimo di curiosità verso la natura e lo Spazio, qui trova pane per i suoi denti. C’è anche un aspetto unico da sottolineare: non esistono attualmente in Italia altre live a cadenza regolare, così strutturate e interattive su questo argomento. Spesso le altre realtà fanno dirette speciali a ridosso di eventi eccezionali (come una forte aurora), ma il nostro format è un appuntamento fisso, una sorta di “bollettino solare” raccontato in diretta con il pubblico che non fa nessun altro. Per quanto abbiamo potuto verificare quando il progetto è nato, non ci risultavano iniziative analoghe neppure in Europa. È un prodotto di riferimento che unisce la comunità scientifica e i curiosi, e persino molti nostri colleghi ricercatori e personale amministrativo hanno iniziato a seguirci con entusiasmo.

Tra aneddoti da dietro le quinte, previsioni che non si sono concretizzate e la e sfida di tradurre una scienza complessa, in una narrazione accessibile, Clementina Sasso e Paolo Pagano ci ricordano che la meteorologia spaziale non è una scienza distante, ma una realtà che intreccia ogni giorno la nostra tecnologia e il nostro stupore. 

Per chi vuole continuare a seguire il Sole da una prospettiva diversa, l’appuntamento è con le live mensili del “Lato oscuro del Sole” sui canali di Sorvegliati Spaziali e di Media INAF. Tutte le puntate sono disponibili anche on demand tramite il video player nella homepage di questo sito web, per essere riviste in qualsiasi momento.