Swift verso il rientro: il Sole ne ha accelerato la discesa

Dopo quasi 22 anni di osservazioni, il satellite Swift ha concluso la sua attività scientifica. L’intensa attività solare ha aumentato la resistenza atmosferica sulla sua orbita, anticipandone il rientro rispetto ad alcuni scenari del passato.

Per quasi 22 anni ha osservato lampi gamma, esplosioni stellari e altri fenomeni transitori del cosmo. Ora il Neil Gehrels Swift Observatory della NASA si avvicina alla conclusione della sua permanenza nello Spazio. Il satellite ha effettuato l’ultima osservazione il 20 ottobre 2026, quando si trovava a circa 275 chilometri di quota (in orbita bassa): a quell’altezza, la resistenza dell’atmosfera era diventata troppo intensa per consentire di mantenere il puntamento necessario alle osservazioni. Il gruppo operativo ha quindi inviato i comandi per concludere le operazioni e preparare il veicolo al rientro.

Swift è una missione NASA realizzata in collaborazione con Italia e Regno Unito. Il contributo italiano comprende le ottiche e la calibrazione del telescopio a raggi X XRT, la stazione di terra dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) a Malindi, in Kenya, il software scientifico e l’archiviazione dei dati.

Guarda una rappresentazione artistica di Swift in orbita attorno alla Terra. Crediti: NASA’s Goddard Space Flight Center Conceptual Image Lab.

Nel comunicato del 23 ottobre, la NASA indicava il rientro genericamente nelle settimane successive. La previsione di The Aerospace Corporation disponibile al primo novembre lo colloca invece il 4 novembre alle 09:30 UTC, con un’incertezza di ±26 ore: una finestra che comprende parte del 3, del 4 e del 5 novembre. Si tratta di un rientro non controllato, il cui momento e luogo non sono ancora determinabili con precisione. La finestra temporale potrà essere aggiornata con le nuove osservazioni dell’orbita.

Perché la discesa accelera

La discesa diventa però sempre più rapida. Per comprenderne le ragioni occorre distinguere due effetti, che agiscono su scale temporali diverse. Negli ultimi anni, l’intensa attività solare ha riscaldato ed espanso l’alta atmosfera terrestre, aumentando la resistenza incontrata da Swift e abbreviandone la permanenza in orbita rispetto ad alcuni scenari precedenti. Anche alle quote dei satelliti in orbita bassa, infatti, sono presenti particelle atmosferiche che ne frenano il movimento. Swift non dispone di un sistema di propulsione con cui compensare questa perdita di energia orbitale.

Nella fase conclusiva interviene anche un meccanismo che rende progressivamente più veloce la perdita di quota: scendendo, il satellite incontra un’atmosfera più densa, che esercita una resistenza maggiore e ne abbassa ulteriormente l’orbita. La NASA aveva già spiegato ad agosto che sotto circa 300 chilometri la velocità di discesa sarebbe aumentata rapidamente. L’accelerazione di questa fase finale va quindi distinta dall’effetto dell’attività solare accumulato negli anni e non richiede, di per sé, un nuovo evento solare eccezionale per essere spiegata.

Durante il rientro, l’interazione con l’aria sempre più densa provoca un intenso riscaldamento e la frammentazione del satellite. Gran parte del materiale viene distrutta nell’atmosfera. Secondo la NASA, alcuni elementi in tungsteno e parti degli specchi potrebbero però sopravvivere e raggiungere la superficie terrestre, con maggiore probabilità in mare.

Il tentativo di prolungare la missione

Proprio per rallentare la perdita di quota, nei mesi precedenti il gruppo operativo aveva modificato l’orientamento di Swift, riducendo la superficie esposta al flusso delle particelle atmosferiche e limitando progressivamente le osservazioni. Queste scelte avevano permesso di guadagnare tempo per un tentativo di recupero: l’arrivo di LINK, un veicolo robotico dell’azienda Katalyst Space che avrebbe dovuto agganciare l’osservatorio e innalzarne l’orbita.

Lanciato nel luglio 2026, LINK ha però sviluppato problemi di comunicazione e di controllo dell’orientamento, che hanno impedito il tentativo di aggancio. La missione si è conclusa senza poter sollevare Swift su un’orbita più alta.

Venuta meno questa possibilità, il 26 agosto erano state riavviate le osservazioni con i telescopi nei raggi X e nell’ultravioletto e ottico. Tornare a puntare i bersagli scientifici comportava una maggiore resistenza atmosferica rispetto all’assetto adottato per rallentare la discesa. Swift ha così potuto osservare ancora centinaia di sorgenti prima della conclusione delle attività in ottobre.

Lanciato il 20 novembre 2004, Swift era stato progettato per una missione primaria di due anni. La sua capacità di individuare rapidamente i lampi gamma e orientare i telescopi verso la loro emissione residua lo ha reso uno strumento fondamentale per studiare l’Universo variabile. Nel corso della missione ha osservato oltre duemila lampi gamma e più di 1.400 supernovae, contribuendo a circa settemila pubblicazioni scientifiche.

La fine delle osservazioni lascia un patrimonio ancora da esplorare. L’archivio pubblico di Swift conserva quasi 22 anni di misure e oltre un milione e mezzo di immagini del telescopio ultravioletto e ottico: dati che continueranno a sostenere la ricerca anche dopo il rientro dell’osservatorio.

[A cura di Daria Guidetti]

Guarda il video L’ultimo lampo di Swift di Asitv, il canale Youtube dell’Agenzia Spaziale Italiana.