Un asteroide che assomiglia a un’arachide, ruota in modo irregolare, conserva tracce di un antico passato ricco d’acqua e mostra i segni di una storia movimentata fatta di collisioni e frane spaziali. È questo il ritratto di (52246) Donaldjohanson che emerge da uno studio internazionale pubblicato su Science e guidato da Simone Marchi del Southwest Research Institute (SwRI), basato sui dati raccolti dalla sonda Lucy della NASA durante il sorvolo del 20 aprile 2025.
Durante l’incontro, Lucy è passata a soli 961 chilometri dalla superficie dell’asteroide, raggiungendo il punto di massimo avvicinamento alle 17:51 UTC e viaggiando a una velocità relativa di 13,4 chilometri al secondo.
Il piccolo corpo celeste, situato nella fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove, è stato osservato da vicino come banco di prova per la missione Lucy, che nei prossimi anni esplorerà gli asteroidi Troiani di Giove. E già questo incontro preliminare ha riservato diverse sorprese.
Le immagini ottenute durante il sorvolo hanno rivelato che Donaldjohanson è un oggetto bilobato lungo circa 8,8 chilometri, formato da due corpi uniti da una regione più stretta, chiamata “collo”. Una struttura che ricorda quella di una gigantesca arachide cosmica.
Secondo gli autori dello studio, l’asteroide potrebbe essersi formato circa 155 milioni di anni fa dai frammenti prodotti dalla distruzione di un corpo progenitore molto più grande, appartenente alla famiglia asteroidale di Erigone.
Donaldjohanson non ruota in modo regolare attorno a un unico asse. Le osservazioni di Lucy mostrano che l’asteroide presenta una complessa dinamica rotazionale che può essere descritta come una rotazione attorno a due assi: compie una rotazione completa su se stesso ogni 10,5 giorni terrestri, mentre un secondo movimento di oscillazione si ripete ogni circa 19 giorni.
Gli scienziati classificano questo comportamento come uno stato di tumbling, una forma di rotazione non principale relativamente rara tra gli asteroidi. Secondo i ricercatori, questa particolare dinamica potrebbe essere il risultato di una lunga evoluzione influenzata sia dalle collisioni subite nel corso della sua storia sia dall’azione dell’effetto YORP, un fenomeno dovuto all’assorbimento e alla riemissione della radiazione solare che può modificare lentamente la rotazione degli asteroidi.
Una superficie modellata dagli impatti
Le immagini ad alta risoluzione mostrano una superficie ricca di crateri, ma con una particolarità.
I crateri più piccoli, inferiori a circa 400 metri di diametro, sembrano essere stati cancellati nel tempo. Secondo i ricercatori, un impatto relativamente recente potrebbe aver provocato vibrazioni sismiche capaci di rimescolare il materiale superficiale, cancellando molte delle tracce più piccole.
Anche la regione del “collo” appare più liscia rispetto al resto dell’asteroide. Qui gli scienziati ritengono che si siano verificati movimenti di materiale superficiale, una sorta di lenta frana in condizioni di bassissima gravità.
Tracce di acqua in un lontano passato
Uno dei risultati più interessanti riguarda la composizione dell’asteroide.
Lo spettrometro infrarosso LEISA a bordo di Lucy ha individuato minerali argillosi ricchi di ferro, chiamati fillosilicati, che si formano in presenza di acqua liquida. Le loro caratteristiche sono simili a quelle osservate in alcune meteoriti carbonacee trovate sulla Terra, tra cui la meteorite QUE 97990.
Questa scoperta suggerisce che il corpo progenitore di Donaldjohanson abbia ospitato acqua liquida in un passato remoto. Tuttavia, i processi di alterazione chimica sembrano essersi interrotti precocemente, probabilmente perché l’acqua o il calore disponibili non erano sufficienti a completare le trasformazioni mineralogiche osservate in altri asteroidi primitivi come Bennu e Ryugu.
Una prova generale per la missione Lucy
Per gli scienziati della missione, Donaldjohanson rappresentava soprattutto una tappa di addestramento. L’obiettivo principale di Lucy è infatti lo studio degli asteroidi Troiani, due grandi sciami di oggetti che precedono e seguono Giove lungo la sua orbita attorno al Sole. Questi corpi sono considerati veri e propri fossili del Sistema solare primordiale e potrebbero conservare informazioni preziose sulle sue prime fasi di formazione.
Perché si chiama Donaldjohanson?
L’asteroide prende il nome dal paleoantropologo Donald Johanson, scopritore nel 1974 del celebre fossile di Lucy, uno dei più antichi antenati umani conosciuti.
Ed è proprio da quel ritrovamento che deriva anche il nome della missione NASA: così come il fossile Lucy ha aiutato gli scienziati a ricostruire la storia dell’umanità, la sonda Lucy è stata progettata per studiare i “fossili” del Sistema Solare e raccontarne le origini.
A giudicare dai risultati ottenuti finora, questi antichi reperti cosmici hanno ancora molte sorprese da svelare.
[A cura di Daria Guidetti]
Fonte: The Lucy flyby of (52246) Donaldjohanson: A bilobed asteroid with tumbling rotation